Rimedi

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Quali sono i rimedi per combattere l’insulinoresistenza e i disturbi ad essa correlati?

Sappiamo che l'alimentazione scorretta, il sovrappeso e una ridotta attività fisica sono fattori predisponenti l'instaurarsi dell'insulino resistenza. 
Possiamo facilmente comprendere quindi come l’esecuzione di un esercizio fisico regolare e l'adozione di un’alimentazione corretta ed equilibrata costituiscano approcci estremamente validi e consigliati per mantenere un adeguato bilancio del metabolismo energetico, prevenire l’instaurarsi dell’insulino resistenza e quindi di quella conseguente condizione di infiammazione cronica di bassa intensità che sta alla base di molte patologie.


L’esercizio fisico per contrastare l’insulinoresistenza

L'attività fisica influenza profondamente il metabolismo glucidico: con l’esercizio fisico si riduce l’insulinemia, cala la produzione epatica di glucosio, aumenta la sensibilità insulinica e la captazione del glucosio, migliora la tolleranza glucidica. 
I meccanismi alla base di questi effetti favorevoli sono molteplici, in particolare vi è l’aumento dell’uptake del glucosio da parte della cellula muscolare scheletrica per aumento di quantità dei trasportatori, ma soprattutto per una loro maggior traslocazione (proteine GLUT4) sulla membrana cellulare. Con un regolare allenamento si ha un incremento di massa magra, con conseguente maggior estrazione di glucosio, e riduzione di massa grassa, soprattutto viscerale, che, come è noto, si associa ad insulinoresistenza. 
Infine durante l'attività fisica vengono rilasciati dai muscoli in contrazione mediatori anti-infiammatori, tra cui ad esempio ricordiamo l’Inteleukina-10 (IL-10), in grado di contrastare lo stato infiammatorio cronico legato all’insulinoresistenza.
Il beneficio dell’attività fisica sembrerebbe essere, dunque, duplice: agisce aumentando il dispendio energetico e quindi riducendo la massa grassa e, contemporaneamente, contrasta in maniera diretta l'infiammazione cronica con il rilascio di sostanze anti-infiammatorie.
Sulla base di analisi condotte su biopsie di tessuto muscolare proveniente da pazienti, l’attività fisica sarebbe in grado di migliorare la funzionalità metabolica mitocondriale aumentando il numero e le dimensioni dei mitocondri e l'attività mitocondriale stessa. Rimedi per combattere l'insulinoresistenza - illustrazione 1 È importante ricordare come la cosiddetta “camminata veloce”, se praticata in maniera consistente, sembra sia sufficiente per mantenere uno stato infiammatorio ridotto, indipendentemente dalla perdita di peso.


L’alimentazione per contrastare l’insulinoresistenza

Prima di parlare di “dieta” dobbiamo ricordare il concetto di Indice Glicemico degli alimenti.
L'indice glicemico esprime la capacità dei carboidrati contenuti negli alimenti di incrementare la glicemia. In particolare, l'indice glicemico di un alimento è dato dal rapporto espresso come percentuale tra l'area sottesa dalla curva glicemica causata dall'assunzione di una porzione di 50 g di carboidrati dell'alimento e quella causata, nel medesimo soggetto, dall'assunzione di 50 g di glucosio.
Il cambiamento delle abitudini alimentari nella prevenzione dell’insulino resistenza verte sostanzialmente a due obiettivi: il primo è di ordine quantitativo e dovrebbe mirare a riequilibrare la quantità di calorie assunte verso il fabbisogno effettivo del nostro organismo; il secondo, di tipo qualitativo, dovrebbe mirare a scegliere alimenti che contengano un equilibrato rapporto di proteine, grassi e carboidrati con un ridotto indice glicemico.  

Tra i consigli utili possiamo ricordare:
  • Assumere con parsimonia gli zuccheri semplici (ad esempio lo zucchero da cucina),
  • Preferire pasta, riso e pane integrali
  • Prediligere la verdura e condirla in modo equilibrato con aceto o limone, poco olio e poco sale, 
  • Prediligere la frutta fresca di stagione, in particolare quella con indice glicemico ridotto,
  • Abbinare cibi con indice glicemico più elevato (carboidrati) a quelli con un basso indice glicemico (verdure)
  • Diminuire latte e derivati.



Il ruolo dei nutraceutici nel combattere l'Insulinoresistenza e le patologie ad essa correlate


Accanto alla modificazione delle abitudini scorrette e all'adozione di uno stile di vita sano, è possibile contrastare o prevenire l'insulino resistenza e i disturbi correlati ricorrendo all'impiego di sostanze utili impiegate come integratori. Tra questi ricordiamo i seguenti:

Mio-inositolo. Il mio-inositolo, o Vitamina B7, è la forma biologicamente più attiva dell'inositolo, di cui rappresenta l'isomero più abbondante in natura. È un nutriente fondamentale per il nostro organismo. Lo si trova in alcuni alimenti ma può essere prodotto in minima quantità anche dall’organismo stesso. 
I sintomi più comuni della carenza da vitamina B7 sono ipoglicemia, acidosi e desquamazione della pelle. Tuttavia, la carenza di inositolo è piuttosto rara poiché la sua assunzione avviene naturalmente seguendo una dieta equilibrata. 
Il mio-inositolo è una vitamina assai maneggevole, infatti l'impiego clinico in alcune patologie può arrivare fino a 12 - 15 grammi giornalieri. Non sono descritti effetti collaterali rilevanti dovuti a un'eccessiva assunzione di mio-inositolo dal momento che le quantità ingerite oltre il fabbisogno vengono naturalmente eliminate attraverso le urine.
Il mio-inositolo viene assorbito a livello intestinale tramite un meccanismo attivo sodio-dipendente. Molte sostanze possono interferire e competere col mio-inositolo per l'assorbimento tra cui anche i suoi stessi isomeri. Rimedi per combattere l'insulinoresistenza - illustrazione 4 D-chiro-inositolo. Il D-chiro-inositolo è un altro isomero dell'inositolo che può essere prodotto autonomamente dall'organismo partendo dal mio-inositolo. L'assunzione di D-chiro-inositolo è oggetto di controversie nella comunità scientifica anche a causa della sua attività anti-aromatasica (enzima che converte gli androgeni in estrogeni). Secondo alcuni studi infatti la sua assunzione potrebbe essere dannosa in diverse situazioni (tra cui ad esempio sulla qualità degli ovociti prodotti dall'ovaio). 
Controversa è anche l'associazione col Mio-inositolo. Alcuni autori ne hanno proposto l'impiego in rapporto fisso con mioinositolo: D-chiro-inositolo (40:1) come si ritrova in alcuni prodotti presenti sul mercato. Tuttavia secondo molti autori, tra cui spicca l'opinion paper della SIF (Società Italiana di Farmacologia), questa associazione 40:1 avrebbe un'assai modesta validità scientifica e significato pratico.

MIO-Inositolo Vs D-Chiro-Inositolo
Mio-Inositolo (MI) e D-Chiro-Inositolo (DCI) (gli inositoli più abbondanti nel corpo umano) hanno funzioni differenti, anche se entrambi sono ritenuti messaggeri intracellulari che agiscono nel pathway dell’insulina. 
Il MI funziona principalmente favorendo l’ingresso del glucosio nelle cellule tramite la promozione della localizzazione di GLUT4 in membrana, mentre il DCI è necessario per la sintesi del glicogeno. L’equilibrio tra i due isomeri è tessuto-specifico e dipende dalla presenza di altrettanto specifici enzimi, ossia le epimerasi (a loro volta insulino-dipendenti) che catalizzano la conversione di MI in DCI. La deplezione del pool intracellulare sia di D-chiro-inositolo che di mio-inositolo è associata all’insorgenza dell’insulinoresistenza (IR) e delle diverse patologie ad essa collegate. 
Tuttavia, quando si parla di insulino-resistenza bisogna prendere in considerazione il fatto che esiste una differenza fondamentale tra i tessuti fisiologicamente “insulino-sensibili” e i tessuti fisiologicamente “insulino-insensibili”. Nel momento in cui compare IR, nel primo caso l’attività dell’epimerasi (la cui azione dipende da una corretta risposta intracellulare all’insulina) è ridotta e, quindi, il MI non viene convertito in DCI risultando in una carenza di quest’ultimo. Nel secondo caso, l’iperinsulinemia localizzata induce l’epimerasi e, quindi, un accumulo anomalo di DCI.
L’accumulo di DCI può determinare una serie di effetti deleteri in base al distretto corporeo in cui si trova ad agire. Ad esempio, nelle ovaie, il ruolo endogeno del D-chiro-inositolo è l’attivazione dose-dipendente della produzione di testosterone per mezzo dell’inibizione dell’enzima “aromatasi”, deputato di catalizzare la conversione del testosterone in ormoni estrogeni. L’insulina, essendo in grado di stimolare l’attività dell’epimerasi ovarica, favorisce la produzione sia di grandi quantità di DCI a partire da MI che, conseguentemente, di testosterone.  A lungo andare, la somministrazione sostenuta di dosi relativamente elevate di D-chiro-inositolo tende a causare un peggioramento dei parametri endocrinologici. È stato quindi suggerito di valutare l’utilizzo di D-chiro-inositolo nel trattamento della PCOS con molta attenzione, considerandone la sostituzione con il Mio-inositolo, ritenuto più sicuro nel lungo termine
L’azione inibitoria del DCI nei confronti dell’aromatasi potrebbe, infine, porre dei seri problemi in gravidanza, in quanto potrebbe promuovere l’arricchimento intrauterino e placentale di ormoni androgeni che potrebbero, a loro volta, potenzialmente interferire con lo sviluppo embrionale.


Magnesio. Il Magnesio svolge una duplice attività nel contrasto all'insulino-resistenza essendo contemporanemente co-fattore integrante della cascata di segnale dell'insulina ed un oligoelemento importante nell'assorbimento del mio-inositolo a livello intestinale. Questa seconda proprietà può diventare assai rilevante purché si riescano a raggiungere livelli ottimali di magnesio a livello dei carrier deputati all'assorbimento intestinale di mio-inositolo.
Il magnesio è inoltre legato al miglioramento del grado di sensibilità all’insulina dei tessuti attraverso diversi meccanismi: i) favorisce la funzionalità dei mitocondri, ii) riduce lo stress ossidativo, iii) regola la secrezione di insulina.
Il magnesio è un co-fattore essenziale per l’attività di svariati enzimi appartenenti al catabolismo del glucosio e al metabolismo ossidativo mitocondriale. È inoltre coinvolto nella biosintesi della Vitamina D, la quale, a sua volta, svolge un ruolo importante anche nella modulazione della risposta infiammatoria, centrale nella patogenesi dell’insulinoresistenza e dei diversi disturbi che ne derivano. Rimedi per combattere l'insulinoresistenza - illustrazione 2 Acido Folico. Numerose evidenze indicano che l'acido folico è in grado di combattere l'insulinoresistenza quando assunto a concentrazioni adeguate (0,4 mg/die). Vi sono prove sperimentali che indicano invece come un'eccessiva assunzione di acido folico possa peggiorare l'insulinoresistenza ed essere quindi dannosa. Tra queste, in particolare, vi sono evidenze che dosi elevate di acido folico in gravidanza, specialmente nel primo trimestre, siano associate nella madre ad un aumentato rischio di insulinoresistenza e diabete gestazionale e nel neonato ad alcune patologie significative. 
Per analogia si potrebbe dedurre che forme di acido folico dotate di attività biologica o biodisponibilità più elevata rispetto alla forma naturale possano non essere così raccomandabili ai fini del trattamento dell'insulinoresistenza, almeno nel primo trimestre di gravidanza.

Vitamina C. La Vitamina C (Acido Ascorbico) è un importante antiossidante idrosolubile che diminuisce lo stress ossidativo cellulare e tissutale. Lo stress ossidativo è stato proposto come un importante agente causale alla base della patogenesi dell'insulino-resistenza. Alcune ricerche hanno dimostrato che l'integrazione con acido ascorbico può migliorare l'azione dell'insulina anche in soggetti affetti da diabete di tipo 2, proprio il tipo di diabete caratterizzato da insulinoreistenza.

Vitamina D. La carenza di Vitamina D è un deficit vitaminico moto diffuso nella popolazione a causa di numerosi fattori sia alimentari che ambientali (prima tra tutti la ridotta esposizione al sole). Studi recenti indicano che la carenza di vitamina D è uno dei fattori che promuovono l'instaurarsi di insulino-resistenza e concorre nella patogenesi di numerose affezioni ad essa correlate tra cui ad esempio quelle cardiovascolari. 
È stata evidenziata una correlazione inversa tra bassi livelli di Vitamina D e insulinoresistenza. La supplementazione con Vitamina D in soggetti non carenti sembra peraltro non avere un significativo effetto migliorativo o protettivo nei confronti della progressione verso il diabete. Rimedi per combattere l'insulinoresistenza - illustrazione 3 Acido Ferulico. L’Acido Ferulico appartiene alla famiglia degli acidi fenolici (composti organici di natura ciclica) ed è particolarmente abbondante nel grano e nei suoi derivati integrali. 
L’acido ferulico presenta proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e anti-apoptotiche; sia un particolare studio clinico che svariate indagini in modelli animali hanno dimostrato la capacità dell’acido ferulico di migliorare il metabolismo dei lipidi e l’omeostasi del glucosio, agendo dunque alla radice nel contrastare l’insulino-resistenza. 
Nel caso di soggetti affetti da dislipidemia, la supplementazione della dieta con acido ferulico porta alla normalizzazione del quadro lipidico, riducendo il livello dei trigliceridi e dell’LDL e aumentando, allo stesso tempo, la concentrazione dell’HDL. Analogamente, in modelli animali di obesità e di insulino-resistenza epatica, la somministrazione di acido ferulico è associata all’innalzamento complessivo del grado di sensibilità all’insulina, alla diminuzione dello stress ossidativo sistemico, al miglioramento della lipidemia e alla riduzione del tasso di gluconeogenesi epatica in concomitanza con l’aumento della sintesi sia di glicogeno che dei trasportatori del glucosio.


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